| Un altro giro di giostra | |||||||||
il libro Un altro giro di giostra è un libro che ci può aiutare ad affrontare e combattere l’unica guerra etica possibile : quella contro gli istinti e le passioni più basse, per imparare a porre le ali alla mente e al cuore. Per diventare altro. Per scoprirsi nuvola, o farfalla, ... Per diventare "un uomo nuovo" come lo era Tiziano Terzani, la chiara visione di come l'essere umano ha dentro di se la possibilità di diventare un "nuovo uomo".
Il piacere di leggere insieme
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venerdì, 30 luglio 2004 pag. 153 --> Ritorno alle fonti Alcuni millenni fa i saggi dell’india, i rishi, che significa letteralmente “coloro che vedono” ebbero l’intuizione che la vita è UNA… semplicemente. Ogni vita… qualsiasi vita, come può essere la mia…o quella di un albero o una qualsiasi altra forma di vita fa parte di un tutto dalle mille forme che è appunto la vita. In India questo pensiero non ha più bisogno di essere pensato perché è oramai entrato nel comune sentire della gente… è nell’aria che si respira e senza difficoltà si entra in sintonia con nuovi suoni, nuove dimensioni… Forse perché in india il tempo non è sentito come una linea retta, ma circolare: passato, presente e futuro non hanno qui il valore che hanno da noi perché qui il progresso non è il fine delle azioni umane perché in fondo… tutto si ripete e l’avanzare è una pura illusione.… Forse perché qui la realtà percepita dai sensi non è generalmente presa per vera… insomma non è la realtà ultima. E questo pensiero infonde , anche in chi non crede in tutto questo, uno stato d’animo di distacco che rende la relatà, che a volte puo essere proprio orrinbile, in fondo accettabile. Accettabile perché così è la vita: è tutto ed il contrario di tutto, è stupenda e crudele, perché la vita è anche la morte e perché non c’è piacere senza dolore, non c’è felicità senza sofferenza. ... mercoledì, 30 giugno 2004 Eccomi! Anche io sto leggendo il bellissimo libro di Terzani, insieme a voi. Devo precisare che l'inizio mi ha preso un pò alla sprovvista: "Io, corpo malato da guarire, o che probabilmente si ammalerà, sono anche una mente, forse sono anche uno spirito e certo sono un cumulo di storie, di esperienze, di sentimenti, di emozioni... e intorno a me c'è una melodia, che a volte si sente: è la melodia della vita,la vita dove tutto ha il suo posto, dove tutto è integrato: il bene e il male, la salute e la malattia... la vita interna, dove non c'è nascita e non c'è morte." Tiziano Terzani ha voluto, o forse o dovuto, aprire la porta della sua stanzetta segreta, ha aperto le finestre, ha anche acceso le luci e anche tante candele per illuminarla... ed ha cominciato da esplorarla nei minimi particolari, rovistando in ogni meandro, in ogni angolino, Ok, andiamo... viaggio con te, Tiziano, attraverso quei posti che non volevo conoscere, aiutata da una magia (intesa come atteggiamento della mente) e lasciando che le energie della natura scorrano liberamente, alleggerendo il peso del mio essere materiale. Viaggio con te attraverso l'omeopatia, attraverso la forza vitale di piccole goccioline d'acqua cariche del misterioso equilibrio della natura... un viaggio che parte da me, dal mio IO. Forse il vero viaggio, quello che ci porta a renderci conto veramente di essere mortali, non l'ho mai fatto. Anche se sono sicura di iniziarlo tutti i giorni, e tutti i giorni sono (quasi) sicura di arrivarne alla fine, ammetto sinceramente che prendo delle scorciatoie, tracciate su misura per me e che molto spesso addirittura volo, apparentemente senza meta, lasciandomi continuamente e volutamente distrarre. Credo di arrivare sempre alla fine del viaggio perchè vivo, sento, e mi relaziono con ilmondo, cosciente di essere mortale... ma non basta!
" Meraviglioso il silenzio! Eppure noi moderni, forse perchè lo identifichiamo con la morte, lo evitiamo, ne abbiamo quasi paura. Abbiamo perso l'abitudine a stare zitti, a stare soli. Tiziano Terzani "Un altro giro di giostra" Longanesi martedì, maggio 11, 2004 Finito. Questa notte all'una circa ho girato l'ultima pagina di questo bellissimo libro. Sì, ci sono stati momenti un po' difficili durante la lettura, ma la ricomincerei. Una lunga intensa riflessione sull'uomo e il suo posto nel cosmo, sul significato della vita, sulla ricerca della verità e, non ultimo, sulla diversa concezione della vita tra oriente ed occidente. Vi ho ritrovato molte delle cose che già pensavo, espresse ed eviscerate con una precisione che aiuta a comprenderle meglio. Sono contenta, davvero, di averlo letto. giovedì, maggio 06, 2004 Allora spero di essere alla fine della seconda parte e che ora inizi il recupero, perchè sono un po' in stallo con la lettura. Ma forse in un libro così lungo è difficile mantenere sempre il tono tanto elevato da catturare l'attenzione dall'inizio alla fine.
quasi giunto alla fine di questo libro..io ,che amo molto l'essenzialità delle parole..e che per le recensioni di libri..e film userei solo tre quattro categorie(si,no,ma,cult) direi che : dividendo il libro in tre parti ideali di lettura: la prima parte mi ha entusiasmato,la seconda deluso,nella terza ha recuperato ma mi ha lasciato perplesso.. prossima volta spieghero' meglio.. scritto da maqrolldeibattelli | 19:16
Ancora.... "Viviamo come se questo fosse il solo dei mondi possibili, un mondo che promette sempre una qualche felicità. Un felicità a cui ci avvicineremo con un progresso fatto sostanzialmente di più istruzione (che istruzione!), più benessere e, ovviamente, più scienza. Alla fine dei conti tutto sembra ridursi ad un problema di organizzazione, di efficienza. Che illusione! Ma è così che ci siamo tarpati le ali della fantasia, che abbiamo messo il bavaglio a cuore, che abbiamo ridotto tutto il mondo al solo mondo dei sensi, con questo negandoci l'altra metà." Come è vero.. Sentiamo la spinta di qualcos'altro che è dentro di noi, ma guai a manifestarlo, pena il rischio di essere tacciati di sentimentalismo, debolezza. Siamo sempre più convinti che la nostra scienza spiegherà tutto, ma riuscirà a spiegarci noi stessi? martedì, aprile 27, 2004 Scrive Terzani: "Se oltre al corpo siamo qualcos'altro, quel qualcosa non viene però nutrito bene, non viene annaffiato. Mentre i nostri sensi sono continuamente rimpinzati di tutto quel che possono desiderare - suoni, odori, cose da vedere - l'anima, se esiste, fa la fame, è assetata. Eppure - ognuno di noi lo sa per averlo provato - ci sono momenti, una scena di grande bellezza, una parola, un simbolo, in cui sentiamo l'eco di qualcosa che ci è familiare, ma che non ricordiamo. Sentiamo il bisbigliare di una voce a cui vorremmo prestare ascolto, ma dalla quale siamo presto distratti. La verità? Ci sfiora, ma preferiamo non farci caso." Ricordo un giorno, alle Scuderie Papali a Roma, davanti all'annunciazione del Botticelli. Mi prese un sentimento di stupore così invadente che mi commossi, sentii quella bellezza estetica così fortemente che mi parve di essere sull'orlo del divino. E quella stessa sensazione, per quanto rara, mi ha posseduto di fronte a certe bellezze naturali di cui mi sono sentita stupendamente parte. Allora mi domando: perchè lasciamo che questo scivoli nel tempo del ricordo e non cerchiamo di far sì che la nostra vita sia improntata ad una maggiore esplicitazione del nostro essere in natura? Forse perchè comporterebbe dei cambiamenti profondi? O perchè lasciamo che le cose accadano travolgendoci? Non lo so..ma certo Terzani non smette di stupirmi ed in questo libro non smetto di ritrovare me stessa. lunedì, aprile 26, 2004 Non mi pare che Benni fosse scontato, Tutt'altro. Lui come Terzani coglie l'aspetto liberatorio della malattia, per questo disegna un Achille impudico e a volte arrogante.
Per quanto riguarda Terzani mi sto appassionando come non avrei immaginato. La rivalutazione che fa dell'uomo inteso come unità naturale, da considerarsi nella sua totalità, la condivido pienamente. Il coraggio che dimostra nell'andare alla ricerca di ciò che sente degno di essere conosciuto è davvero esemplare. Ora non posso trattenermi oltre a parlarne.... devo correre a leggerlo!! Spuma (http://spuma.splinder.it) alle 23:32 del 25 aprile, 2004sono a pagina 100... che dire... mi viene da fare un paragone con il libro di Benni: entrambi parlano di malattie e del modo di affrontarle... ma che differenza! Tanto banale, esagerato e scontato B. quanto pacato, razionale e obiettivo T. Mi sta conquistando pagina dopo pagina!
anonimo (la sirenetta) alle 08:32 del 25 aprile, 2004Confesso che non lo immaginavo così equilibrato, lo facevo più stile santone... e invece. Una sorpresa assai piacevole.
Spuma (http://spuma.splinder.it) alle 00:03 del 25 aprile, 2004Ho cominciato la lettura... appena appena 20 paginette. Ma già mi prende. Avevi ragione alp :-)
Spuma (http://spuma.splinder.it) alle 13:44 del 24 aprile, 2004martedì, aprile 20, 2004 indice di "un altro giro di giostra": partenza un cammino senza scorciatoie new york: pag 9 quel tale nello specchio 27 nelle braccia della Ragna 136 India ritorno alle fonti Thailandia L'isola della salute
Terra incognita lunedì, aprile 19, 2004 sto leggendo il libro di terzani.."un altro giro di giostra" mi pare bellissimo e interessante..prende perche nel parlare della sua lotta contro il cancro..non si mette a pontificare,ma cerca di vedere tutte le strade che le medicine-occidentali e orientali-gli propongono
domenica, aprile 18, 2004
Viaggiare è sempre stato per Tiziano Terzani un modo di vivere e così, quando gli viene annunciato che la sua vita è in pericolo, mettersi in viaggio alla ricerca di una soluzione è la sua risposta istintiva. Solo che questo è un viaggio diverso da tutti gli altri, e anche il più difficile perché ogni passo, ogni scelta – a volte fra ragione e follia, fra scienza e magia – ha a che fare con la sua sopravvivenza. Strada facendo prende appunti. Da una lunga permanenza a New York e poi in un centro «alternativo» della California nasce un ritratto inquietante dell’America. Da un lungo girovagare per l’India, compresi tre mesi passati da semplice novizio in un ashram, sempre in cerca di qualcosa o qualcuno che possa aiutarlo, Terzani arriva ad una visione di quel che di più profondo questo paese ha da offrire all’uomo: la sua spiritualità. Tiziano Terzani è nato a Firenze nel 1938. Dal 1971, per trent’anni, è stato il corrispondente dall’Asia del settimanale tedesco Der Spiegel. Ha inoltre collaborato alla Repubblica e poi al Corriere della Sera. Il primo libro, Pelle di leopardo (1973), è il suo diario di inviato di guerra in Vietnam. Nel 1975 è uno dei pochi giornalisti che restano a Saigon e assiste alla presa del potere da parte dei comunisti. Da questa esperienza nasce Giai Phong! La liberazione di Saigon (1976). Il lungo soggiorno in Cina, conclusosi con l’arresto per «attività controrivoluzionarie» e con l’espulsione, gli fa scrivere La porta proibita (1985). Buonanotte, signor Lenin (1992) è una testimonianza unica sul crollo dell’impero sovietico visto dalla periferia. Nel 1995 esce Un indovino mi disse, cronaca di un anno vissuto senza prendere aerei per evitare le possibili, nefaste conseguenze di una profezia. Nel 1998 viene pubblicato In Asia, in cui Terzani racconta quell’immenso continente cominciando con le lettere scritte alla moglie Angela dal Giappone nel 1965. Il dramma dell’11 settembre è all’origine di Lettere contro la guerra (2002), prima tappa di un pellegrinaggio di pace che porta l’autore a parlare della non violenza come unica via di uscita dalla spirale di odio, discriminazione e dolore che minaccia l’umanità. Tutti i suoi libri, pubblicati da Longanesi, sono stati tradotti in varie lingue. Terzani continua a vivere in India, per lo più nell’Himalaya. ORSIGNA, l’ULTIMO AMORE DI TIZIANO TERZANI E’ un mito, per i giovani giornalisti. Tutti sognano di avere un percorso professionale simile al suo. Un inviato alla Hemingway – dice Claudia Riconda – viaggiatore, poliglotta, testimone di guerre e rivoluzioni. E Corrado Augias: uno dei pochi veri inviati italiani. Parlo di Tiziano Terzani, 66 anni, fiorentino, dal 1971 corrispondente dall’Asia del settimanale tedesco “Der Spiegel”, ora in pensione, se un giornalista può mai andare in pensione. Recentemente la Longanesi ha ripubblicato due libri usciti all’inizio degli anni Settanta, sue libri fondamentali sulla guerra in Vietnam.: “Pelle di leopardo” e “Giai Phong! La liberazione di Saigon”. Terzani vive in India, da un po’ di tempo a questa parte, e veste da indiano. Con i capelli fluenti e bianchi, la barba lunga e bianca e il vestito bianco immacolato, dà l’impressione di essere un indiano vero, una specie di santone. E fa una strana impressione vederlo muoversi nell’Appennino Toscano, soprattutto d’estate, due mesi, dove ha coronato il sogno di metter su casa. Il paese si chiama Orsigna, provincia di Pistoia. E’ a 806 metri sul livello del mare, a 75 chilometri da Firenze. Per arrivarci bisogna prendere “l’ottusa Porrettana”. Una località – dice Terzani – che non ha ragioni di vanto. Non è nota come l’Abetone, Maresca, Gavinana, San Marcello. Non c’è mai successo niente di storico, non si è fermato mai nessuno di famoso. L’unica lapide presenta una ventina di nomi, tutti giovani, morti nella Grande Guerra. Ma Terzani dice che Orsigna è il suo vero e ultimo amore. Un amore che non ha flessioni. La prima volta ci arriva, con la famiglia, nel 1945. Non è un vero posto di villeggiatura e con facilità i Terzani trovano una casa da prendere in affitto. E da allora, ogni estate, è lì a badar le pecore coi ragazzi della sua età, a cercare funghi, a raccogliere mirtilli, a guardare la levata del sole da una delle cime, tutte sotto i duemila metri. Orsigna, in sostanza, è la sua scuola di vita: il primo ballo, il primo amore, le prime paure, i primi sogni. Coi risparmi compra un prato e su quel prato ha voluto mettere radici, una casa cui legare la nostalgia dell’infanzia, ma anche bussola nei suoi vagabondaggi. Un luogo che difende a spada tratta dall’attacco dei vicini, che vorrebbero scipparlo del poco che ha, che gli è rimasto. Ora, da qualche tempo, i pastori – scesi in piano – stanno tornando, rifanno le vecchie case. Anche Terzani torna e si domanda sempre di più se, dopo tanta strada fatta altrove, in mezzo a tante genti diverse, sempre in cerca d’altro, in cerca d’esotico, in cerca d’un senso dell’insensata cosa che è la vita, questa valle non sia dopotutto il posto più altro, il posto più esotico e più sensato, e se, dopo tante avventure e tanti amori, per il Vietnam, la Cina, il Giappone e ora per l’India, Orsigna non sia – se ha fortuna – il suo vero, ultimo amore. Protagonisti Terzani, pellegrino di pace, contro la “guerriera” Fallaci di Riccardo Cardellicchio Lui non ha esitato un momento a prendere posizione, a contrapporsi a lei con decisione. Due pezzi da 90 del giornalismo italiano. Due fiorentini doc. A metterli l’uno contro l’altra è stato il famigerato 11 settembre 2001. Lei è Oriana Fallaci, mostro sacro del giornalismo mondiale; lui è Tiziano Terzani, per trent’anni corrispondente dall’Asia del settimanale tedesco “Der Spiegel”. Lei, il 29 settembre 2001, esce sul “Corriere della Sera” con l’ormai arcinoto “La Rabbia e l’Orgoglio”, che suscita un pandemonio. Ci sono frasi e parole dure, forti contro l’Islam. E l’Italia e l’Occidente e tutti quelli che non si schierano contro i musulmani. L’8 ottobre, sempre sul “Corriere della Sera”, esce Terzani con una lettera da Firenze diretta alla Fallaci, il cui assunto è “non possiamo rinunciare alla speranza”. Scrive, Terzani: “Oriana, dalla finestra di una casa poco lontana da quella in cui anche tu sei nata, guardo le lame austere ed eleganti dei cipressi contro il cielo e ti penso a guardare, dalle tue finestre a New York, il panorama dei grattacieli da cui ora mancano le Torri Gemelle. Mi torna in mente un pomeriggio di tanti, tantissimi anni fa quando assieme facemmo una lunga passeggiata per le stradine di questi nostri colli argentati dagli ulivi. Io mi affacciavo, piccolo, alla professione nella quale tu eri già grande, e tu proponesti di scambiarci delle lettere da due mondi diversi: io dalla Cina dell’immediato dopo Mao, in cui andavo a vivere, tu dall’America. Per colpa mia non lo facemmo. Ma è in nome di quella tua generosa offerta di allora che mi permetto di scriverti. Ti scrivo anche – e pubblicamente per questo – per non far sentire soli quei lettori che forse, come me, sono rimasti sbigottiti dalle tue invettive, quasi come dal crollo delle due Torri. Là morivano migliaia di persone e con loro il nostro senso di sicurezza; nelle tue parole sembra morire il meglio della testa umana – la ragione; il meglio del cuore – la compassione”. E altrove: “E tu, Oriana, mettendoti al primo posto di questa crociata contro tutti quelli che non sono come te o che ti sono antipatici, credi davvero di offrire salvezza?”. Tanto pacifista è lui quanto lei è guerriera. Lei se ne sta a New York, dopo aver vissuto a Firenze, luogo di nascita, e nel Chianti, dove aveva trovato casa suo padre. Lui abita nell’Himalaya Indiana e, d’estate, a Orsigna, (più che a Firenze), il suo vero e ultimo amore, piccolo paese sulla Porrettana, montagna pistoiese. Veste di bianco, e la lunga barba e i capelli altrettanto lunghi lo fanno somigliare a un santone indiano. Le due lettere portano a libri, con risultati diversi. Oriana pubblica il suo (stesso titolo dell’articolo) con la Rizzoli e diventa, nel giro di pochi giorni, un caso editoriale.. Non sente il bisogno di scendere tra la gente, di andare a parlare con la gente per spiegare quella presa di posizione. Ritorna nel silenzio, scelto da anni, e si mantiene nell’esilio di New York, un auto-esilio politico – dice - voluto per la sua incapacità di sopportare l’Italia, quest’Italia. Un aspetto, questo, della sua vita, cui dedica non poche pagine. Il libro di Terzani esce a febbraio. Titolo “Lettere contro la guerra”, editore Longanesi. Comprende anche la lettera inviata alla Fallaci. Terzani rinuncia, invece, al suo isolamento per andare – un giorno dopo l’altro – ovunque venga chiamato per parlare, non tanto del suo libro, quanto contro la guerra. In una lettera agli amici scrive di tenere molto al libro e al tour. “Ci tengo moltissimo, non come un solito ego-trip, ma perché lo considero un dovere morale. Per questa ragione non starò al mio impegno di tenermi fuori dal mondo. Da quando “Osama bin Laden smoked me out my cave”, mi sono rimesso, da pensionato, con una press card falsa fatta a Bangkok, on the road, prima lungo la frontiera Pak-afgana e poi a Kabul”. Lascia il rifugio tra le montagne per andare tra la gente, ovunque si voglia parlare di questa storia. “Il libro – sottolinea – non è in nessun modo giornalistico, si tratta di lettere scritte a mio nipote Novalis che le leggerà quando io non sarò più in questo corpo, ma quando l’umanità dovrà ancora una volta affrontare il problema della sua possibile estinzione”. Un pellegrinaggio di pace. Dappertutto, ma non in tv, “dove tutto, anche la guerra e la morte, diventa solo una scusa per fare spettacolo, aizzare una zuffa, togliere la parola a uno per darla a una soubrette o a un generale… che non ha mai visto una guerra”. Tiene moltissimo a parlare coi giovani. Il pellegrinaggio, partito da Firenze, è andato avanti in maniera spedita, toccando luoghi piccoli e grandi e richiamando centinaia e centinaia di persone. Terzani è convinto che esista una terza via, per guardare il futuro con meno angoscia: la terza via fondata sulla comprensione e l’amore, contro l’imbarbarimento dell’uomo in Occidente, contro le guerre, anche contro quelle dichiarate “a fin di bene”. Nei suoi incontri, anche quando parla, perché costretto, di Oriana Fallaci, non pronuncia mai né il nome né il cognome. Li ha cancellati. Usa altre espressioni, per dimostrare che l’antica amicizia non esiste più. Passa il tempo. Dei due non si sente parlare molto, se non per notizie che corrono tra gli addetti ai lavori, e non tutte attendibili. Fino a quando – è cronaca di questi giorni – i due tornano alla ribalta alla distanza di pochi giorni l’uno dall’altra. Lui con “Un altro giro di giostra", Longanesi, racconta la sua vicenda personale, legata alla malattia (il cancro), il suo peregrinare da un luogo all’altro, da un’esperienza all’altra. E lo fa con serenità disarmante. E’ un libro denso, di un uomo, di uno scrittore che ha imparato a meditare, che sa soffrire senza urlare. Lei esce con un’altra puntata contro l'Irak e tutto il mondo, nessuno escluso: "La forza della ragione", Rizzoli International. Rovescia parole a un ritmo incalzante e sono macigni che stacca dalla sua montagna, dove lei sta indiscussa regina, e guai a chi la disturba. Le sue idee sono quelle e non c’è verso di fargliele cambiare. Non si confrontano, né si affrontano, a differenza di alcuni anni fa, Terzani e Fallaci. Ma è come se lo facessero. Mettono a nudo loro stessi, ognuno alla sua maniera, e la gente è chiamata a giudicare questi due pezzi da novanta del giornalismo italiano, due protagonisti, nel bene e nel male, con la loro personalità, difficile da trovare in chi va per la maggiore oggi, in chi si esibisce ogni giorno, non avendone le qualità, sui giornali o in tv. Prendete come esempio Vespa. |